Mi sono diplomato nel ’97 come Perito Meccanico. Ho lavorato anche prima di diplomarmi in diversi ambiti della meccanica. Avrei voluto insegnare materie tecniche in un Istituto Tecnico perché ritengo che l’insegnamento sia il mestiere più importante per se stessi e per il sociale.

Quindi mi iscrissi a Scienze dei materiali a 21 anni, mentre lavoravo e vivevo da solo. Ma fu troppo impegnativo.

Mi rimase comunque la voglia di insegnare.

Dal 1997 lavoro in ambito tecnico, prima in manutenzione, successivamente in progettazione, oggi nell’ambito delle simulazioni FEM (strutturale, dinamica e modale).

Nel 2002 iniziai a suonare il didgeridoo, passione che porto avanti da allora nel tempo libero.

Iniziai a realizzare e poi progettare didgeridoo con maggiore attenzione. Dovetti iniziare a studiare prima le basi di alcuni fenomeni acustici. Iniziai una collaborazione particolarmente proficua con i ricercatori in ambito acustico dell’Università di Modena. Con questo team realizzammo un software di calcolo per intonare un didgeridoo prima di poter essere realizzato. Un software predittivo.

Alcuni anni dopo, propria questa collaborazione mi fu utile per cambiare mestiere all’interno del mio ufficio.

Dal 2010 mi occupo di calcoli FEM, analisi modali (con cui si esaminano risonanze e armoniche) e calcoli strutturali (in cui si esamina la resistenza dei componenti sottoposti a carichi specifici ma anche la resistenza in eventuali situazioni di risonanza).

I due ambiti, seppur distanti tra loro, si sono dimostrati particolarmente utili per migliorare le mie conoscenze nei rispettivi settori.

Tuttavia, anche se quanto descritto è ciò che mi occupa più tempo in ambito tecnico, non disdegno di studiare qualsiasi tematica che possa tornarmi utile.

Ad esempio, nel 2013 progettai il rivestimento a cappotto con relativi calcoli di trasmittanza termica (per ipotizzare il costo del lavoro ed il risparmio energetico ed economico), analizzai le curve di Glaser ( per valutare la salubrità del progetto).

Oppure ancora ho compiuto brevi e circoscritti studi di chimica e microbiologia per autoprodurre ricette personali di birra o formaggi con discreto successo.

Mentre per molti la tecnica appare fredda e priva di emozione, la capacità di “dominare” questi fenomeni per uno scopo specifico, rende la tecnica una fine arte, soprattutto nel momento in cui se ne assapora il risultato.
Il cerchio si chiude nel momento in cui, tutto* ciò che imparo, lo metto a disposizione e lo insegno ai miei allievi.

*ovviamente, per motivi contrattuali e per correttezza nei confronti dell’azienda per cui lavoro, né insegno e né divulgo informazioni riservate o metodologie aziendali, tanto meno utilizzo le mie competenze in ambiti concorrenziali dell’azienda per cui lavoro. Ci mancherebbe.

 

Per dare un’idea a chi non conoscesse le potenzialità dell’analisi FEM, trovate sotto un video rilasciato da un’azienda di consulenza del settore:

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